10 curiosità affascinanti sull'Ultima Cena

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci non è un affresco, un fatto che spiega sia la sua minuziosa bellezza sia il suo secolare deterioramento. Dipinta tra il 1495 e il 1498 nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, l'opera fu realizzata da Leonardo rifiutando la tradizionale tecnica dell'affresco su intonaco bagnato, preferendo invece colori a tempera su una parete asciutta e sigillata. Questo gli permise di lavorare lentamente e apportare modifiche, ma l'esperimento alla fine fallì, e la pittura iniziò a sfaldarsi appena due decenni dopo il suo completamento.

1. Non è un affresco, e questo è un problema

La tecnica tradizionale dell'affresco prevede l'applicazione dei pigmenti sull'intonaco ancora umido, in modo che il colore si fissi alla parete mentre si asciuga. Leonardo, noto perfezionista, voleva più tempo per rifinire la sua opera. Scelse quindi di dipingere a tempera su un doppio strato di gesso, pece e mastice applicato sulla parete asciutta del refettorio. Questa tecnica sperimentale permise una resa dei dettagli incredibile, ma si rivelò poco durevole. Il colore non aderì correttamente al muro e il deterioramento iniziò solo pochi anni dopo la conclusione dell'opera.

2. Misura ben 4,6 per 8,8 metri

L'Ultima Cena è un dipinto murale enorme, che copre l'intera parete di fondo del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Le sue dimensioni complete sono 460 cm per 880 cm. Data la sua grandezza e il fatto che è dipinto direttamente sulla parete, non è mai stato spostato e non può essere esposto in un museo tradizionale.

3. È sopravvissuta miracolosamente a un bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale

Il 15 agosto 1943, una bomba degli Alleati colpì il convento, distruggendo il tetto e gran parte del refettorio. Miracolosamente, la parete che ospita l'Ultima Cena rimase in piedi, protetta da sacchi di sabbia e impalcature che erano state erette per salvaguardarla. L'opera rimase esposta alle intemperie per diversi mesi, mentre il convento veniva ricostruito attorno ad essa.

4. Una porta fu aperta nel dipinto

Nel 1652, con scarsa considerazione per l'opera d'arte, i responsabili del convento decisero di allargare la porta nella parete sotto il dipinto. Questo intervento rimosse una sezione dell'opera che includeva i piedi di Gesù, i quali, secondo le copie più antiche, si trovavano in una posizione che simboleggiava la sua imminente crocifissione. La porta è ancora lì oggi.

5. Le truppe di Napoleone la usarono per il tiro al bersaglio

Durante le guerre napoleoniche, alla fine del XVIII secolo, le truppe francesi occuparono Milano. Usarono il refettorio come stalla e armeria. Si racconta che i soldati si divertissero a lanciare sassi contro il dipinto e a usare gli apostoli come bersagli.

6. Leonardo usò un chiodo e un martello per la prospettiva

Per ottenere l'incredibile senso di profondità del dipinto, Leonardo piantò un chiodo nel muro nel punto centrale della composizione (la testa di Gesù). Annodò poi dei fili a questo chiodo per creare le linee che lo avrebbero guidato nella pittura, assicurando che tutti gli angoli architettonici e compositivi convergessero perfettamente in un unico punto di fuga. Questo rende l'opera un capolavoro di prospettiva a punto unico.

7. L'ultimo restauro è durato 21 anni

Il dipinto ha subito numerosi restauri, ma il più scientifico e approfondito è iniziato nel 1978 e si è concluso il 28 maggio 1999. Guidato dalla restauratrice Pinin Brambilla Barcilon, il team ha rimosso meticolosamente strati di sporco, fuliggine e ridipinture di precedenti tentativi falliti per riportare alla luce l'opera originale di Leonardo. Si stima che oggi rimanga ben poco della pittura originale.

8. Fu commissionata come parte di un mausoleo

L'opera fu commissionata da Ludovico Sforza, Duca di Milano e mecenate di Leonardo. Sforza stava ristrutturando il complesso di Santa Maria delle Grazie con l'intenzione di trasformarlo in un grandioso mausoleo di famiglia. Lo stemma degli Sforza è visibile nelle tre lunette (spazi semicircolari) sopra il dipinto.

9. Esistono tre copie antiche

Poiché l'originale iniziò a deteriorarsi così rapidamente, ne furono realizzate diverse copie antiche. Tre versioni importanti, probabilmente dipinte da assistenti di Leonardo, sono sopravvissute e hanno aiutato storici e restauratori a capire come appariva l'originale. Una delle copie meglio conservate è un olio su tela a grandezza naturale di Giampietrino, ora nella collezione della Royal Academy of Arts di Londra.

10. Giuda stringe un sacchetto d'argento

Leonardo raffigurò il momento drammatico subito dopo che Gesù annunciò che uno degli apostoli lo avrebbe tradito. Ogni discepolo reagisce con un'emozione diversa. Giuda Iscariota, che si ritrae nell'ombra, è mostrato mentre stringe un piccolo sacchetto, che rappresenta i 30 denari d'argento ricevuti per il suo tradimento. Ha anche rovesciato una saliera, un presagio di sventura.

Domande frequenti

Perché l'Ultima Cena è così famosa?

L'Ultima Cena è famosa per la sua composizione magistrale, la complessità psicologica e la capacità di catturare l'emozione umana pura dei dodici apostoli nel momento in cui Gesù annuncia il suo tradimento. L'uso innovativo della prospettiva e il focus drammatico di Leonardo da Vinci l'hanno resa una delle opere d'arte più iconiche e riprodotte della storia.

Quanto tempo ci è voluto per dipingere l'Ultima Cena?

Leonardo da Vinci lavorò all'Ultima Cena per circa tre anni, dal 1495 al 1498 circa. Non vi lavorò ininterrottamente, spesso fermandosi per lunghi periodi, motivo per cui scelse una pittura ad asciugatura più lenta rispetto alle tecniche tradizionali dell'affresco.

Dove si trova l'originale dell'Ultima Cena?

L'originale dell'Ultima Cena si trova sulla parete del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. È rimasta nel luogo per cui è stata dipinta e non è mai stata spostata.

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